Prontuario (semiserio ma non troppo) per commentatori
A come Appartamento.
La metafora è nota: "un blog è un appartamento: comportati, entrando,
come ti comporteresti entrando in casa d'altri." Molti non apprezzano:
c'è chi ha suggerito "una piazza", che ha parlato di "terra comune". Io
resto dell'idea che un blog sia proprio un appartamento. Privato.
Aperto alle visite. C’è una festa, forse. Il proprietario, se mette
spazi a disposizione, si dimostra ospitale. E' socievole. Non
approfittarne. Non fumare a casa di non fumatori. Non bestemmiare a
casa di credenti. Non portare dischi di Gigi D’Alessio a casa mia.
Adeguati al ritmo. Se il ritmo non ti piace, vai altrove. Nessuno ti
obbliga a entrare, men che meno a restare. Vuoi dare una festa diversa?
Fai pure. Preferisci un arredamento rococò? Prego. Non andare a dettare
ritmi, tempi e stili nei salotti altrui. Neanche nei cucinotti e nel
bagno.
B come Buona fede.
Parti sempre da un principio di buona fede. Chi scrive è in buona fede;
perché mai non dovrebbe esserlo? Avrà le sue ragioni per aver scritto
quel che ha scritto, e saranno delle buone ragioni. Non è un pericoloso
terrorista, un agente della CIA, un lunatico millantatore, una
prezzolata canaglia, un demente esibizionista. Non domandare curriculum
vitae, non pretendere garanzie di credibilità. Non fare l’inquisitore.
Non giocare a fare Torquemada. Osserva le scritture, piuttosto. Prendi
tempo. Se ti convinci di essere davanti a un giullare accentratore e
bugiardo, cambia aria. Perché dovresti sprecare del tempo a leggere
cavolate? Perché mai dovresti lasciare commenti sul blog di copertura
di un agente del Kgb? O è uno spreco di tempo ed energie, o è
pericoloso.
C come Contesto.
Il post parla di patate lesse con la maionese. Lo so anch'io che la
maionese è francese: non è una buona ragione per commentare
illustrandoci le caratteristiche della Senna. Lo so anch'io che le
patate fritte sono in vendita da Mc Donald's: non è una buona ragione
per commentare spiegando all'autore quali e quante logiche ti hanno
convinto a combattere l'imperialismo gastronomico a stelle e strisce.
Si parlava solo di patate con la maionese. Stai in tema: in topic. Se
vai off topic (accade), scusati. Se vai off topic più di una volta la
settimana domanda che problema hai al tuo analista. Ne avrai certamente
uno. Non credere neanche per un minuto a quelli che ti dicono: il fuori
tema è creativo. Fattele sul tuo blog, le divagazioni artistiche. Se
proprio non riesci a trattenerti: la mail. Usa la mail. "Caro X,
leggendo il tuo post sulle patate lesse con la maionese, mi è
stranamente venuta in mente la Senna e mi sovviene anche che
l'imperialismo gastronomico americano...". É bene che tu lo sappia, se
già non lo sai, che ogni tipo di ostentazione senza sostanza
informativa viene generalmente cestinata.
D come Desistere.
Se la mozzarella non è fresca, desisti. Non accanirti, non incaponirti,
non ti intestardire come un ciuchino. Se l'autore ha letto Catullo e
non ha gradito, non ha gradito. Hai 5 minuti di tempo per scrivere un
commento e illustrargli le virtù di Catullo. Se non vuole comprenderle,
lascia perdere. Non è che non ti sei spiegato bene. Non è che non è
chiaro. E' proprio che la pensa così. Arrenditi. Aria, basta, filare
via senza colpo ferire. Che poi va a finire che vieni ferito di
rimbalzo. Non sei incaricato di salvare il mondo né il buon nome di
Catullo a tutti i costi. Sei di quelli a cui piace impuntarsi e
incalzare? Tipo quelli che dall '80 la menano con il fatto che a Ustica
si è trattato solo di un incidente? Benissimo, ti comprendo e
compiango. Hai tutto il tuo blog a disposizione per reiterare,
replicare e riproporre ogni mattina alle 7. Reitera, ribadisci e ripeti
finché ti pare. A casa tua.
E come Estensione.
Buona parte della gente che scrive un weblog è gente curiosa. E' gente
avida di informazioni e materiale, di storie, di passaggi, di
connessioni. E' gente che scrive di cammelli pezzati perché ha un forte
interesse per i cammelli pezzati e gradisce molto condividere il
proprio interesse, e ancor di più gradisce poterlo ampliare. Estendi ed
estenditi, sviluppa, amplia: hai informazioni? Hai informazioni in più?
Hai informazioni diverse? Hai link? Suggerimenti di lettura?
Bibliografie? Suggestioni? Consigli? Dalli. Saranno molto apprezzati.
F come Fucking manual.
Nel linguaggio hacker, RTFM è un modo garbato di dirti che hai fatto
una domanda imbecille. "Leggi il fottuto manuale", prima di chiedermi
come mai la tua porta USB non fa quello che dovrebbe fare in teoria. In
caso di commento, RTFM diventa: usa il dannato web. Non mi chiedere
dov'è nato Josip Broz, non mi chiedere che editore ha pubblicato il
libro di Limonov e quanto costa. Ci vogliono dieci secondi dieci per
saperlo. Non sono Wikipedia. Non sono Ibs. Non sono Google. Google e
Wikipedia e Ibs esistono anche senza di me. Soprattutto senza di me.
G come Gratis. E come Grazie.
Hai mai pensato che tutto quello che stai leggendo è gratuito? Che c’è
un fessacchiotto che tutti i giorni, per ragioni che a te non sono
note, armato di virtù che tu ignori e orribilmente sfigurato da difetti
di cui tu non sai nulla, si mette a raccontarti qualcosa? Ti sta
permettendo di leggere gratis i suoi appunti, le sue riflessioni, i
suoi scleri, le informazioni che ha raccolto, le sue storie: che siano
Altissima Narrativa o fanfaluche solenni. Lo sta facendo senza beccarci
un centesimo. Quasi sempre spende qualcosa per farlo: come minimo,
tempo. Spesso ci mette anche qualche soldino di tasca sua. Non dare per
scontato che debba andare così. E’ Internet a farlo andare così.
Apprezza questa gratuità. E se ti viene da pensare: “Certamente avrà il
suo tornaconto”, torna al punto B. Buona fede, ragazzo, è la parola
dell’anno. Del decennio. Del secolo, forse. Impara a dire: grazie.
“Grazie per averlo scritto” è un commento sempre gradito.
H come HHHHHH.
Ogni volta che stai per digitare qualsiasi lemma somigli a: “idiota”,
premi forte il polpastrello sulla H della tastiera. HHHH, hhhhh,
HHHHhhhH, HHHhH. Non insultare nessuno a muso duro. Cerca di
comprendere la differenza che passa fra dire "tutti i pidocchi sono
cretini" in un contesto preciso, e dire "tua madre è certa ma tuo padre
non si sa" fuor di contesto. Se la differenza può sfuggirti, tasto H.
Se mai ti è capitato di lasciare un commento in cui hai augurato a
qualcuno di morire ammazzato, fatti curare. Sul serio. Non sarà la H a
salvarti. Non sarà la H a salvarci da te.
I come Ipocrisia.
Teoria (diffusa) del camaleonte sociale: se ti dico che sei un
imbecille e ci metto l'emoticon, la scampo. Sei una monumentale testa
di ca... ;-), e via con la strizzatina d'occhio. Ipocrita. La faccina
non sdogana un bel niente. Gli emoticon servono, con misura, per dare
un tono a quello che non ha un tono implicito, visto che un grande
limite dello spazio virtuale è che non si può percepire il tono di voce
con cui le parole vengono espresse. "Cretino" è esplicito, nel caso ti
sfuggisse il concetto. Non seminare insulti farciti di faccine, e non
sperare che un sorrisone :D ti salvi dall'aver scritto una castroneria.
Non pensare che solo perchè sei dietro una rete cablata, puoi sperare
che tutti gli altri siano degli storditi.
L come Link.
Per nessuna ragione al mondo, neanche se sei Beckett o Einstein,
lascerai un commento insignificante per segnalare il tuo blog. Se lo
fai, sei uno spot pubblicitario ambulante nel mezzo di un buon film:
sei imbarazzante e molesto. So anch'io che è importante farsi
conoscere. Non pretendo sobrietà assoluta. Soltanto, cerca di essere
consapevole: aspetta un post che tratti un argomento che ti è familiare
e sul quale hai qualcosa di arguto da dire, e dillo. Il tuo link verrà
notato, e tu non passerei per un piazzista. Al contrario, non farti
problemi a segnalare, nei commenti o con un trackback, un tuo post a
tema. La rete è fatta di questo: rimandi, relazioni, richiami,
ampliamenti, collegamenti. Se hai scritto qualcosa che ha attinenza,
dillo, e dillo in pubblico.
M come Mani d'Oro Stritolate e Gelide.
Io non so cosa porti certa gente a scegliersi nick e nom de plume di
150 caratteri o al limite della follia interpretativa. Può diventare un
problema non da poco rispondere a mail cominciando con, “Caro
Stritolate Mani d’Oro, e Gelide”... Non so come faccio, mi viene da
ridere mentre me lo chiedo. Se sei ancora in tempo, scegliti un nick
che abbia una sua logica, una sua valenza, che sia significativo e
dunque non ricercato in modo artificioso. Il mio sarà banale ma è un
nome “veloce”. Già HotDog crea problemi: Caro HotDog,.. Tu capisci che
non mi è facile parlare di te o menzionarti se ti firmi “636.757
Brillanti Uova di Pasqua”? La brevità, ad esempio, è un dono. Se non è
breve, sappi che si tenderà ad abbreviare contro la tua volontà: Viktor
diventa Vik. Oppure verrà “ricondotto” a qualcosa di conosciuto ma che
non ti appartiene: “Navorski” il più delle volte diventa “Swaroski”...
con mio grande cruccio che così brillante non sono. Opta per qualcosa
di sensato. Possibilmente senza significati ambigui: rischi di mettere
in imbarazzo qualcuno. Evita nomignoli ingestibili: transitano spesso
dalla rete alla realtà. Dopo aver traumatizzato un barista dicendo ad
alta voce: “Adesso chiedo al Cadavere se il cappuccino lo vuole col
cacao o senza”, ho deciso che, anche contro la sua volontà, in pubblico
lo avrei chiamato Ste.
N come Nobel.
Sei convinto che lo vincerai. Va bene. Te lo auguro. Ce lo auguriamo.
Un blogger Nobel e un blogger Pontefice nobiliterebbero la categoria,
li attendiamo fiduciosi. Ma per nessuna ragione verrai a dirmi “tu non
sai chi sono io”. Non fa scompisciare dalle risate già a leggerla? Tu
non sai chi sono io. Tu non sai quanto sono bravo io. Io sono più bravo
di. Io sono il più bravo. Io sono intelligente. Io sono
intelligentissimo, il più intelligente. Se hai mai scritto una roba del
genere nei commenti di qualcuno, occhio alla traiettoria di volo, e
alla velocità: dietro l’angolo, in genere, c’è un muro. Non renderti
ridicolo: se devi vincere il Nobel lo vincerai senza fare il fanfarone.
Figuriamoci se devono eleggerti papa. E la O non sarà “ora pro nobis”.
O come Oh, no!
Sebbene l’intera comunità si sia industriata per spiegare più volte il
concetto, anche con disegni e parabole, il commentatore che - non
vedendo apparire il suo commento - clicca il tasto publish tre volte
resta vivo e in buona salute. Per quanto lento e impallato possa essere
un server, se clicchi tre volte prima o poi appariranno tre commenti
identici. Se venti commentatori cliccassero tre volte avremmo 60
commenti. Se 80 commentatori cliccassero 3 volte avremmo 240 commenti.
Se 120 commentatori cliccassero tre volte… No, nessuno ha voglia di
leggere 3 tue opinioni identiche. Men che meno di cancellarne due.
Spiazzaci: clicca una sola volta e aspetta. Credimi: non sarà il tuo
commento pubblicato prima a rimettere in sesto le sorti del pianeta
nei prossimi 25 minuti. Non c’è niente di peggio che tu possa fare,
dopo aver cliccato publish tre volte, che aggiungere un quarto commento
che dice: Oh, no! Scusa, non so cosa è successo. Lo sai BENISSIMO, cosa
è successo.
P come Proselitismo.
Un blog è un appartamento. Un appartamento in genere ha un citofono.
Nessuno compra un appartamento sperando che suonino ogni domenica
mattina il citofono. Sei vegetariano? Non fumi? Credi in Dio? Non credi
in Dio? Fumi? Mangi mucche? Crude? Grigliate? Buon pro ti faccia. Non
tentare per nessuna ragione di indottrinare nessuno nello spazio
commenti di un blog. No, nemmeno se sei convinto che sia questione di
vita o di morte. Menzione d’onore per il cafone commentatore (in genere
anonimo perchè spesso chi lancia la pietra è pure vigliacco) non
fumatore che avvisa il blogger fumatore che gli verrà un cancro. Ognuno
di noi ne ha incontrato uno. Sarebbe bello potergli spiegare quanto è
stato sinceramente detestato.
Q come Quantità.
Qualche tempo fa ho udito una proposta: limitare i commenti: uno a
testa, uno al giorno. Tecnicamente è quasi impossibile, però l’idea è
attraente. Se hai qualcosa da dire, fai come se avessi soltanto 10
minuti e una sola freccia (metaforica) a disposizione: sii chiaro,
sintetico, organizza un discorso, dì la tua e vola via libero. Torna il
giorno dopo. Un blog non è un forum. Sono rarissimi i casi in cui un
blog può forumizzarsi: e sono solo ed esclusivamente per decisione del
legittimo proprietario. Bada alla qualità di quello che dici, non a
quante volte lo dici. Non vinci niente se riesci a commentare su 18
blog diversi entro le 19. Non è un videogame.
R come Reinvenzione della ruota. E Rispetto. Per i Tempi di crescita.
Un blog è una roba in progress. Io mi rendo conto che non puoi passare
la tua vita a leggere i miei archivi. Però un blog è una roba in
progress, quindi - se mi interessano i cammelli pezzati, può darsi che
nel novembre del 2004 e nel marzo del 2005 e persino nel gennaio del
2003 e nel settembre del 2002 io abbia già scritto altre cose sui
cammelli pezzati. Non mi chiedere perché ho omesso di dire che sono
quadrupedi. Non mi rifare le stesse domande che mi hanno già fatto in
quindici negli ultimi sei mesi. Non mi costringere a reinventare la
ruota ogni mattina: non sarò mai Pininfarina, ma non costringermi a
restare nel paleolitico medio. Fammi evolvere. Fammi uscire dal ghetto
della didascalia a tutti i costi. Facciamo un patto: chiedi pure perché
non ho spiegato come bruca un cammello pezzato. Non ti offendere, però,
se ti passo un link e ti dico: tutto qui. Vai, istruisciti e torna.
S come Sintesi.
Se ti accorgi che il tuo commento è di tremila caratteri spazi inclusi,
non credi sia giunta l'ora di considerare l'eventualità di trasformarlo
in un post autonomo sul tuo blog e passarmi il link?
T come Torquato Tasso. E Tolleranza.
Tu sei convinto di essere Torquato Tasso. Va bene. O Napoleone, o Gesù
Cristo. Va bene. Purtroppo succede. Sei convinto, quindi ci sei; oppure
vuoi convincere noi, e ci fai. Ti piace far credere a tutti che tu sia
Torquato Tasso. Non voglio investigare sulle oscure ragioni
psicologiche che ti spingono a tanto. La privacy: sei paranoico. I
giochi di ruolo: sei ludico. La realtà separata: troppo peyote. Sarai
stufo di essere Mario Rossi: ti capisco. Da piccolo volevi essere
Superman (io volevo fare Capitan Harlock, figurati.) La rete si divide,
mi pare, fra gente che è com'è, ed è così anche all'Esselunga, e gente
che no. E' una faccenda complessa su cui spiriti dotati e molto più
intelligenti di me hanno scritto trattati pesantissimi tipo "Identità e
maschera nel tormento del postmodernismo". Non contesto nulla: non
riesco neanche a leggere le prefazioni. E' solo che io già faccio
fatica a essere proprio me stesso. Mi ci vorrebbero due vite per essere
tutto quello che sono. All’Ovest dicono: what you see is what you get.
Più o meno come dire: io sono vero. Se racconto balle, sono piccole
balle. Le utilizzo come trampolino di lancio per arrivare a cose più
grandi. Posso omettere qualcosina per questioni di decenza. In linea di
massima, what you read is what you get. Se l'ho scritto, è vero. Se non
è vero, lo dico. Se commenti, fai in modo che sia altrettanto vero. Se
hai deciso di giocare al tuo gioco di ruolo, non coinvolgermi. Non ti
mettere nei miei commenti a recitare una parte: non è un palcoscenico,
è un blog. Me ne accorgo, che racconti un sacco di palle, non credere.
E ci resto male. Non barare. Non ne vale la pena. Essere tolleranti è
cercare di comprenderti, ma non vuol dire necessariamente accettare che
tu faccia scempio della mia trasparenza e del fatto che ti ho aperto la
porta di casa. Una cosa: è decisamente di cattivo gusto usare una mail
fasulla. Registrati un bel sonofinto@gmail.com e usa quella.
Controllala, ogni tanto. Magari qualcuno ha deciso di raccontare
proprio a te una storia vera.
U come Uno, mille, centomila.
Quel bel post che stai per commentare è stato scritto da me. Io sono
uno. Solo a volte Centomila, forse con l’ambizione di rappresentare in
quel momento il pensiero, l’aspirazione, la protesta di molti. Quando
scrivo, a volte penso al Lettore Ideale. Il Lettore Ideale è una roba
che tutti gli scrittori prima o poi trovano. E' uno che
nell'immaginario leggerà e apprezzerà moltissimo, coglierà tutte le
sfumature, sorriderà soddisfatto. Certe volte il mio Lettore Ideale è
Ivo Andric. Certe altre è il mio portinaio. Quando scrivo "tu", per
favore, non commentare credendo che io stessi parlando proprio con te.
Non mi dire che non sei mai stato eletto presidente di uno Stato
balcanico: lo so. Non diventare paranoico: tu non sei sempre tu. Tu è
qualcuno. A volte il Lettore Ideale diventa Lettore Generico: mille
lettori, un gruppo, una gang, una posse, una categoria. Sto parlando
con gli abitanti del Burkina Faso. Tutti. E' importante. Non ti mettere
in mezzo. Non mi dire che tu non vivi in Burkina Faso: lo so. Non
diventare paranoico, reprise. Voi non include sempre te. E' faticoso
dover spiegare nei commenti che quel "voi" non includeva Maria,
Genoveffa, Carmelo e Elvis Presley. Facciamo un po' di fatica per uno.
Io cerco di spiegarti chi sono i voi, tu non ti buttare a pesce in
qualsiasi voi io predisponga.
V come Verità.
Non esiste. La Verità Assoluta, nella blogosfera, non esiste. Fattene
una ragione. Davvero. Se è possibile, non fartela ad alta voce nei miei
commenti, però.
Z come Zeit.
Tempo. Time. Vrijeme. Internet è una strana macchina: succhia e
memorizza. La cache di Google è un massacro psichiatrico. C'è persino
Web Archive. Quello che stai per scrivere in questi commenti resterà.
Ci sono altissime probabilità ,che resti. Se hai figli, avrai dei
nipoti. Non scrivere nulla che possa farti sembrare un imbecille
davanti ai nipoti e ai posteri o, per lo meno, provaci. È un
bell'esercizio di immaginazione. Infine, non fare niente che getti nel
panico il tuo gatto. È la prima regola che tengo a mente quando lascio
un commento. Fallo anche tu: prenditi un gatto e osserva il suo panico
mentre tu commenti. Non appena il gatto dice miao!, che è l'unica
parola di senso compiuto che un gatto possa dire, fermati. Previeni il
suo panico. E il mio.